Nuova rubrica: l’aiuto alle mamme

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Siccome Post-Partum.it sta diventando una realtà sempre più concreta, anche grazie al vostro appoggio, ho deciso di inaugurare la rubrica “Chiedi all’esperto”.Come ho detto più volte mi scrivono tante mamme, ma sicuramente il consiglio di un terapeuta è più indicato. Lancio pertanto un appello: mamme, se avete bisogno di aiuto, avete bisogno di consigli, potete farlo (anche chiedendo di rimanere anonime) a valentina@post-partum.it. Vi risponderanno due brave psicologhe e psicoterapeute: Palmira Montrone e Melania Cuzzola.

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Psicologa Psicoterapeuta, specializzata in Psicoterapia Cognitiva ad indirizzo Costruttivista ed Evolutivo ed abilitata all’esercizio dell’E.M.D.R. (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), trattamento di comprovata efficacia per il Disturbo Post Traumatico da Stress, molti altri disturbi psichici e problemi legati ad esperienze traumatiche o emotivamente stressanti. Si è formata in Schema Therapy, sistema di psicoterapia integrata che si adatta a pazienti con disturbi psicologici cronici e radicati.

Ha frequentato diversi corsi di perfezionamento, recentemente in Psicologia Clinica Perinatale presso l’Università degli Studi di Brescia.

Ha lavorato inizialmente in ambito scolastico in qualità di Psicologa Scolastica; successivamente in ambito ospedaliero presso il Centro per la Diagnosi e il Trattamento dei Disturbi Depressivi dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano e U.O. Psichiatria IRCCS Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, sotto la direzione del Prof. A.C. Altamura. Ha maturato un’esperienza decennale nella diagnosi e cura della psicopatologia adulta, in particolare dei Disturbi d’Ansia, Disturbi dell’Umore, Disturbi di Personalità, Dipendenze senza Sostanze.

Attualmente svolge la libera professione nel proprio studio privato a Milano e collabora con il Centro Contro-Mossa di Opera offrendo ad adulti interventi psicoeducativi, supportivi, psicoterapeutici individuali e di gruppo.

Collabora con ginecologi, ostetriche e psichiatri in corsi di accompagnamento alla nascita, incontri post-partum e terapie di gruppo cognitivo-comportamentale della depressione post-partum.

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Dott.sa Melania Cuzzola, psicologa e psicoterapeuta , laureata in psicologia presso l’Università Cattolica di Milano, specializzata in psicoterapia relazionale presso la scuola di psicoterapia Mara Selvini Palazzoli e nel trattamento psicoterapeutico del trauma.

Attualmente, oltre che nel contesto privato, lavora come psicoterapeuta in due consultori familiari privati accreditati di Milano.

Nell’ambito della psicologica perinatale , conduce dei gruppi di sostegno all’ allattamento e al post-parto insieme all’ostetrica e dei gruppi di condivisione di vissuti ed emozioni relativi alla maternità.

Effettua consulenze psicologiche per tutte le difficoltà emotive della mamma durante la gravidanza e nel post-partum, anche relative a parti difficili o traumatici, per difficoltà legate all’allattamento e/o all’accudimento del bambino e per difficoltà relazionali  nella coppia o con le famiglie di origine.

Foto credits: Palmira Montrone, Melania Cuzzola, dal web

 

Perché la rivoluzione deve cominciare dalle madri

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Ho partecipato in Rete ad un dibattito su quanto sia difficile per una donna ammettere di stare male una volta divenuta madre. Proprio in questi giorni una ragazza di 22 anni si è impiccata dopo aver forse soffocato il proprio bambino di 5 mesi. Ovviamente la depressione post partum è stata subito tirata in ballo; sembra che la giovane fosse in vacanza assieme alla nonna del piccolo per potersi riprendere dalla malattia.Purtroppo, come sappiamo, dalla dpp non ci riprende spontaneamente, non basta cambiare aria per fare andare via i brutti pensieri. Posso scommettere che per Cecilia – questo era il suo nome – fossero davvero tanti, visto che era stata abbandonata anche dal padre di suo figlio. Forse avrà pensato che non poteva soffrire così, che non era giusto e che neanche il bambino avrebbe dovuto.

Nessuno si è accorto di nulla, prima. Mi domando perché nei corsi pre parto si parli di tutto tranne che di quello che potrà accadere dopo; forse perché le mamme stesse pensano di essere migliori di quelle poverette che invece non ce la fanno. Perché a volte a me le future madri fanno paura, così ignoranti nella loro sorda felicità. Non si tratta di spaventare, di dire che tutto andrà male e che i mesi successivi alla nascita saranno un rincorrersi di brutti momenti, ma semplicemente di dare un’informazione.  Se poi la si vuole seguire è una libera scelta, però intanto è entrata in circolo.

Deborah Papisca, una delle prime che in Italia ha parlato di dpp anche grazie al suo libro “Di materno avevo solo il latte” ha detto una cosa giusta: la rivoluzione deve cominciare dalle madri. Non possiamo pretendere che siano i sanitari a farlo per noi, perché spesso appunto nessuno si accorge di nulla. Non possiamo pretendere che siano i nostri famigliari a farlo per noi. Dobbiamo essere noi a cominciare appunto una rivoluzione culturale e sociale. 

Se la società di oggi è cambiata, perché non si può ammettere che sia cambiato anche il modo di essere madre? Paradossalmente oggi una donna in gravidanza e poi neo mamma ha a disposizione molte più risorse informative, eppure la mamma deve corrispondere ad un archetipo, che di per sé è un concetto vecchio di secoli. Perché se ci pensate bene, come gioca una bambina a “fare la mamma”? In maniera dolce, paziente, amorevole. E’ quasi come se l’archetipo fosse introiettato nel gene femminile fin dalla nascita. Ed è sbagliato. Ci sono centomila modi di esserlo, ma una cosa secondo me dovrebbe accomunarli tutti: la verità. 

Dovremmo essere noi le prime  a promuovere una maternità “taylor made”, su misura per ciascuna di noi, un po’ come il piano del parto. Da qualche tempo si può scegliere come partorire, chi avere vicino, in quale posizione si sta più comode per il travaglio. Ecco, ognuna può fare come vuole e come si sente, senza sentirsi giudicata.

Perché noi madri siamo abilissime in questo: magari a parole diciamo “figurati, fai come vuoi”, ma dentro di noi sappiamo che stiamo agendo meglio, che siamo più brave, che se a quella è venuta la depressione post partum è perché probabilmente c’aveva la famiglia disastrata. Basta solo concentrarsi sull’allattamento al seno. Che due balle. Lo sappiamo: fa bene. Ma se una non riesce ad allattare, o non vuole farlo, che cosa deve fare?

Siamo noi madri che dobbiamo cambiare il modo di vivere la maternità per tutte. Senza paure. Senza polvere sotto il tappeto. Sì alla terapia, ai gruppi di aiuti, ai corsi pre parto dove ti insegnano le emozioni, quelle vere, non quelle della famiglia dei biscotti. E diciamole queste cose, a voce alta. Basta abbassare gli occhi.

Depressione post partum: si fa abbastanza?

depressione post partum si fa abbastanza

Depressione post partum: si fa abbastanza? Mi viene da chiederlo perché l’altro giorno una mamma in difficoltà mi ha chiesto aiuto cercando informazioni su strutture che l’avrebbero potuta ascoltare. La mamma in questione abita in una grande città, una delle più grandi d’Italia, e mi sono accorta che perfino in un grosso centro come il suo sono pochissime le associazioni o gli ospedali in cui viene trattata la dpp.
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Francesca Sanzo: “Sono guarita dalla dpp e alle mamme dico ‘Fatevi aiutare'”

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‘Perché si continua a concentrarsi così tanto sulle mamme, come se l’essere genitori riguardasse solo loro?’

Francesca Sanzo – conosciuta in Rete anche come “Panzallaria” – è una delle personalità più importanti del web. Crea contenuti e strategie per i social media, ma non solo: è mamma di “Frollina”, che ha 7 anni. Purtroppo anche Francesca è stata colpita dalla depressione post partum dopo la nascita della figlia; ne è uscita chiedendo aiuto, insegnandoci mamme una cosa fondamentale: l’importanza del “mettersi in gioco” per poter ritornare a stare bene. Trovo molto schiette le risposte che ci ha dato e soprattutto ha aperto un dibattito interessante: perché quando si parla di genitorialità ci si riferisce quasi sempre solo alle mamme (le ricerche dicono infatti che anche i papà possono venire colpiti dalla depressione post partum)?

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