“Con il mio mestiere di hair stylist aiuto le mamme ad essere di nuovo sé stesse”



La prima cosa che ho fatto dopo aver partorito è stata quella di essere andata dal parrucchiere: avevo le occhiaie, il colorito grigio, mi muovevo al rallentatore. Eppure io consiglio sempre alle “mie” mamme di andarci: non bisogna perdere la propria serenità, anche esteriore (magari con un buon allenamento appena riusciamo). Ho chiesto allora a Emanuela Meroso, hair stylist con 30 anni di esperienza, cosa può fare un bravo parrucchiere per una neo mamma.

Emanuela parlaci un po’ di te e che esperienze hai nell’ambito dell’hair styling.

Lavoro da 30 anni circa con tanta passione per la bellezza. Il mio concetto di hairstyling si è sempre basato sulla ricerca della forma adatta per ogni viso: ho seguito diversi corsi in questi anni per perfezionare le mie tecniche di lavoro, partendo da Londra l’accademia di  Tony and Guy che mi ha dato le basi del taglio: ho avuto la fortuna di lavorare negli anni con artisti premiati British hair dresser offline the year ( Tony and Guy, Beverly Cobella  ed ultimamente seguo le orme di Seminara ,direttore artistico Davines) ambitissimo premio del settore. Ho seguito diversi sistemi di colorazione cercando di anticipare i tempi ed essere pronta nel momento in cui scatta la moda in Italia. L’ultimo percorso è l’università del colore a Dresda che mi sta insegnando a seguire i colori del viso occhi pelle e caratteristiche personali, per sviluppare il colore organico, cioè un colore che segua la natura della persona.

Parliamo di future mamme e capelli. La tinta in gravidanza si può fare?

In gravidanza si possono colorare i capelli tranquillamente, di norma si consiglia di non utilizzare la classica colorazione con ammoniaca semplicemente per problemi di reazioni all’odore che ha ( in alcuni casi potrebbe dare un senso di nausea)o perché ,essendo in uno stato di ”alterazione “ rispetto alla norma, si diventa sensibili ad alcuni processi di reazione chimica ( banalmente anche ai farmaci ), e non come si pensa al contatto: teniamo ben presente che l’ammoniaca è una sostanza che abbiamo noi stessi in corpo, non da reazioni allergiche come si potrebbe pensare, né tanto meno se ne assorbe un quantitativo tale da danneggiare in qualche modo il feto. Se ci fossero problemi , noi parrucchiere non potremmo lavorare altrimenti in stato di gravidanza

Esistono comunque molte alternative nel caso una persona sia particolarmente sensibile all’odore dell’ammoniaca o senta la necessità di provare alternative: in primis si possono utilizzare prodotti senza ammoniaca, che utilizzano la MEA come reagente, fino ad usare i classici Hennè ( e qui potremmo aprire un capitolo in merito alla naturalezza ed alle conseguenze ). Inoltre si può iniziare a colorare con tecniche diverse per evitare proprio il contatto in cute : ad esempio colorando a falde sottili in stagnola e semplicemente sfumando il colore verso la radice. Super consigliato in questo caso è la tecnica del colore organico che sfrutta la base naturale e creando colore in gradazione verso le lunghezze.



Dopo aver partorito una neo mamma si sente in un frullatore e magari viene da te per sentirsi meglio. Tu cosa le proponi?

Il mio approccio verso le neo mamme è di natura molto distensiva: iniziando al lavatesta con un buon massaggio fatto con calma, lo shampoo permette spesso di iniziare a rilassare la persona che spesso, è in ansia per aver lasciato il cucciolo a casa..  tornare a contatto con il mondo adulto, fare due chiacchiere, suggerire un taglio che le sia pratico durante la giornata, fa riemergere la donna che è sempre stata ,induce a guardare lo specchio riprendendo la propria identità. Molte donne si vogliono tagliare i capelli corti pensando che sia più comodo, ma il capello corto chiede più tempo , cura e manutenzione di un capello lungo che può essere semplicemente raccolto. Il momento dell’allattamento, cambio pannolino e notte in bianco richiedono molta energia e diventa così difficile avere tempo per farsi una piega: uno dei consigli è proprio quello di ricavare un oretta la settimana per andare anche solo a farsi una piega.. aiuta a tenersi in ordine, sentirsi bella e pronta per tornare al meraviglioso mondo della maternità.

I capelli dopo la gravidanza sono particolarmente fragili e si tende a perderli, soprattutto se si allatta. Cosa consigli?

Il decadimento ormonale e la creazione del latte, sono i momenti più delicati nella vita del capello alimentati anche dal fatto che in gravidanza, si assumono molte vitamine che, appena dopo il parto, si smettono. È un po’ come mettere all’ingrasso l’oca per mesi e poi chiuderle il becco di colpo. Naturalmente esistono molti prodotti che andrebbero assunti in via preventiva e continuativa che stimolano il capello, migliorano l’ancoraggio e aiutano a tenere il capello in forze nonostante lo stress a cui sono sottoposte le mamme. La cosa che mi sento sempre di consigliare è quella di spendere qualche secondo sotto la doccia e massaggi la cute bene, smuovendo il derma al fine di tenerlo ossigenato sempre, consultare il proprio parrucchiere di fiducia per iniziare per tempo ad integrare con lozioni energizzanti ( non solo anticaduta) e proseguire almeno tre, quattro mesi dopo il parto.

Tagliare i capelli può essere di aiuto, ma non in maniera drastica.. togliere peso eccessivo può essere già di grande aiuto al bulbo che si trova snellito nella sua funzione. Come detto poc’anzi, fare tagli estremi crea a volte qualche problema in più a livello di gestione: sicuramente, accorciare e togliere peso aiuta a snellire l’asciugatura e aiuta a tenere in ordine.



E nel caso in cui ti portasse una foto di un’attrice o di un taglio visto sul giornale, tu glielo faresti se vedi che potrebbe farla stare meglio?

Io trovo che i riferimenti visivi siano un aiuto nel comunicare con il cliente.. tuttavia non sono un’esecutrice, non è nel mio stile e non dovrebbe esserlo nessuno.. si perde l’anima del nostro lavoro..

Quando arrivano con un idea ben precisa, osservo il volto, chiedo della loro giornata, come si svolge, quanto tempo ha da dedicare a se stessa  e inizia la vera consulenza: in base alla forma del viso, alla texture dei capelli, alla manualità che hanno cerco di creare la forma adatta al viso prendendo spunto dall’immagine e ragionando sul fatto che uno scatto , spesso, è creato ad arte, probabilmente ci sono invisibili trucchi che si usano nell’editoria  poco fruibili nella vita quotidiana. Partendo dall’immagine, si crea la nuova immagine di sé che la renda libera di non doversi occupare della chioma come se fosse un problema, ma la pura espressione di se stesse. Dare nuovo stile ad una donna, vederla guardarsi allo specchio e sorridere è il miglior modo di ripagare il lavoro fatto.

In generale l’hair stylist è un po’ psicologo?

Non siamo psicologi.. semplicemente guardiamo le nostre clienti e lavoriamo su di loro, diamo attenzione anche alle parole non dette che vengono espresse dal corpo in modo silenzioso.. spesso le persone cadono nella routine e non “guardano” chi han davanti con l’occhio che merita una persona a cui vogliamo bene.. per questo il parrucchiere  tende ad entrare in confidenza con il cliente, perché  guardiamo, osserviamo ed ascoltiamo a 360 gradi chi abbiamo davanti . Negli anni impari a leggere anche il linguaggio non verbale e questo aiuta a far abbassare le difese del cliente portandolo così a fidarsi del nostro lavoro, del consiglio professionale  e del punto di vista estetico del parrucchiere che percepisce che è il momento di dare inizio ad un cambiamento. Di base questo atteggiamento da psicologo nasce dalla passione per la bellezza non solo estetica, ma anche interiore: portare una cliente a “guardarsi e vedersi” aiuta a prendere un pochino di coscienza del sé. Dostoevskij, grande estimatore della bellezza che  lo portava ad andare a contemplare la Madonna di Raffaello almeno una volta l’anno, scrisse :” la bellezza salverà il mondo”  ed intendeva la bellezza non solo estetica, ma anche spirituale, ed è per questo che far sorridere una persona e farla sentire a suo agio la rende bellissima e forte verso tutto.

Foto credits: Emanuela Meroso

Ed ecco qui l’indirizzo dove potete trovare Emanuela:
ONE Parrucchieri
Via Emilia 82
Tel 0383 193 02 26

Michaela K. Bellisario: “Con ‘Parlami di lei’ voglio dare voce a mia figlia, vissuta per 20 ore dopo nascita”

Ci sono vicende che accadono e ti chiedi perché. Perché proprio a te, che cosa hai fatto di male. In fondo non chiedevi poi tanto, volevi solo vivere una vita semplice fatta di cose normali, come una famiglia, dei figli, un lavoro che ti piace. Alexandra – la protagonista di Parlami di lei,  romanzo della giornalista di Io Donna Michaela K. Bellisario – sembrerebbe avere tutto: un impiego che le permette di viaggiare, un marito che la ama, una bella casa e una bimba in arrivo quando ormai non ci sperava più. In un attimo tutto questo scompare e scopre com’è trascorrere i propri giorni sprofondata nel dolore. Una storia che ha vissuto in prima persona Michaela, che nel 2011 ha perso la figlia appena nata rischiando anche lei di morire.

Ho incrociato la storia di Michaela per caso (ma davvero sarà così?) questa estate, mentre non stavo bene per via dell’aborto. Le ho scritto proponendole l’intervista e quello che leggerete è la testimonianza preziosa di una donna che ha saputo – come viene riportato nel libro – “trasformare il suo veleno in medicina”, un concetto chiave del Buddismo che dovrebbe valere per tutti noi quando pensiamo di non farcela.  Continua a leggere…

Federica Accio, In Forma con Fede: “Ecco gli esercizi per tornare in forma dopo il parto”




Non c’è donna che non si domandi se ritornerà come prima una volta partorito. Io stessa me lo chiedevo e sicuramente non sono stata molto disciplinata durante la prima gravidanza di Paola. Sono ingrassata più di 20 chili e a distanza di 4 anni – durante i quali c’è stata anche la nascita di Vittoria – sicuramente non ho più lo stesso fisico. (ed è stato uno dei motivi per cui dopo la mia prima bambina ho avuto la depressione post partum). Ho cambiato alimentazione (a prestissimo un’intervista ad una nutrizionista per parlare di cibo in dolce attesa), ma devo dire che sono piuttosto pigra. Per questo ho trovato la proposta di Federica Accio, conosciuta in rete come “In forma con Fede“, molto interessante: può darsi che lo sport possa diventare mio amico un giorno grazia a lei:) Federica è laureata I.S.E.F e dopo 20 anni nel mondo del fitness ha scelto di diffondere la sua filosofia beauty in maniera personalizzata creando allenamenti su misura. Non perdetevi alla fine dell’articolo il video dedicato al fitness per neomamme!

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“Sei una brava mamma”: a volte sentirselo dire è la miglior medicina




Secondo te sono una brava mamma?” 
“Pensavo peggio”

Questo è il dialogo tra me e mia madre riportato anche nel mio libro “Out of the Blue – Rinascere mamma“. Era l’estate del 2013, Paola aveva 4 mesi e io ero nella confusione più totale. Avrei voluto sentirmi dire che sì, ero una brava mamma, che stavo facendo tanti sforzi per esserlo e che dovevo essere fiera di me. Invece nulla. Con il tempo un po’ di stima mi è stata riconosciuta, ma ricordo perfettamente quando non sapevo da che parte girarmi e che l’unica cosa importante era che non riuscivo a pulire la casa.  Continua a leggere…

Il libro più vero sulla maternità esiste e io l’ho letto

 

“Dopo il parto si ha, a volte, l’aspettativa, di un rientro immediato nella dimensione precedente, quasi che i cambiamenti, siano essi corporei o relazionali e di ruolo, procedessero per salti, in compartimenti stagni e separati tra loro. Il post parto, che si presenta come fase di transito tra il mondo del pre e quello del dopo bambino, viene vissuto come terra di nessuno, che si attraversa a volte senza quella curiosità e interesse che meriterebbe (…)”

 

 

Visto che ormai sono 3 anni che mi occupo di depressione post partum – sia in termini personali sia in termini professionali – ho letto diversi libri sull’argomento maternità (uno dei fondamentali rimane quello di Marilde Trinchero) . Devo dire che ho letto informazioni straordinarie, che mi hanno permesso di avere un quadro più ampio per aiutare le donne che mi scrivono. Continua a leggere…

Depressione post partum e infanticidio: che legame c’è?




Questi sono giorni molto tristi visto che sto leggendo di tutto sulla ragazza di Trieste che ha partorito e affidato a morte certa la sua bambina. Il tema dell’infanticidio è sempre molto complesso e non essendo un clinico non posso certamente dare delle motivazioni psicologiche sul perché si sceglie di compiere certi gesti. Quello che so è che in questi fatti di cronaca i giornalisti spesso scrivono senza aver alcuna preparazione sull’argomento, scegliendo termini e raccontando i fatti con una superficialità spesso fatale. Per esempio chi soffre di depressione post partum non è che compie dei gesti estremi verso i propri figli, anzi quasi mai. A dirlo non io ma i dati emersi dall‘inchiesta scritta da me e Paola Maraone sulla DPP uscita su Gioia! lo scorso anno: “i figlicidi in Italia sono una ventina all’anno, le madri depresse 50.000 – ma di depressione madri (e figli) comunque soffrono”. Continua a leggere…

Associazione SinergicaMente: dalla parte delle mamme




Un’intervista alla quale tengo molto e che non avevo ancora pubblicato. Il progetto Gemma dell’Associazione SinergicaMente per me è uno dei più belli e concreti che esistano per le mamme. Ho chiesto che cos’è e come si struttura a Patrizia De Lio,  protagonista di una delle storie che si trovano su post-partum.it. Ecco quello che ha raccontato. Continua a leggere…

Federico Dagostin, fisioterapista e consulente sessuale: “Pavimento pelvico, ancora troppa ignoranza”

Federica Dagostin

Federica Dagostin

Oggi una bellissima intervista: Federico Dagostin, fisioterapista e sessuologo, fa un po’ di chiarezza su una questione di cui donne – e non solo – sappiamo poco: il pavimento pelvico. Soprattutto in gravidanza ci dicono che si deve mantenere elastico per evitare episiotomie, ma quanto ne sappiamo in realtà? (Io non l’avevo mai sentito nominare prima di rimanere incinta). Leggetevi queste risposte, a me hanno fatto un sacco riflettere.

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Perché la rivoluzione deve cominciare dalle madri

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Ho partecipato in Rete ad un dibattito su quanto sia difficile per una donna ammettere di stare male una volta divenuta madre. Proprio in questi giorni una ragazza di 22 anni si è impiccata dopo aver forse soffocato il proprio bambino di 5 mesi. Ovviamente la depressione post partum è stata subito tirata in ballo; sembra che la giovane fosse in vacanza assieme alla nonna del piccolo per potersi riprendere dalla malattia.Purtroppo, come sappiamo, dalla dpp non ci riprende spontaneamente, non basta cambiare aria per fare andare via i brutti pensieri. Posso scommettere che per Cecilia – questo era il suo nome – fossero davvero tanti, visto che era stata abbandonata anche dal padre di suo figlio. Forse avrà pensato che non poteva soffrire così, che non era giusto e che neanche il bambino avrebbe dovuto.

Nessuno si è accorto di nulla, prima. Mi domando perché nei corsi pre parto si parli di tutto tranne che di quello che potrà accadere dopo; forse perché le mamme stesse pensano di essere migliori di quelle poverette che invece non ce la fanno. Perché a volte a me le future madri fanno paura, così ignoranti nella loro sorda felicità. Non si tratta di spaventare, di dire che tutto andrà male e che i mesi successivi alla nascita saranno un rincorrersi di brutti momenti, ma semplicemente di dare un’informazione.  Se poi la si vuole seguire è una libera scelta, però intanto è entrata in circolo.

Deborah Papisca, una delle prime che in Italia ha parlato di dpp anche grazie al suo libro “Di materno avevo solo il latte” ha detto una cosa giusta: la rivoluzione deve cominciare dalle madri. Non possiamo pretendere che siano i sanitari a farlo per noi, perché spesso appunto nessuno si accorge di nulla. Non possiamo pretendere che siano i nostri famigliari a farlo per noi. Dobbiamo essere noi a cominciare appunto una rivoluzione culturale e sociale. 

Se la società di oggi è cambiata, perché non si può ammettere che sia cambiato anche il modo di essere madre? Paradossalmente oggi una donna in gravidanza e poi neo mamma ha a disposizione molte più risorse informative, eppure la mamma deve corrispondere ad un archetipo, che di per sé è un concetto vecchio di secoli. Perché se ci pensate bene, come gioca una bambina a “fare la mamma”? In maniera dolce, paziente, amorevole. E’ quasi come se l’archetipo fosse introiettato nel gene femminile fin dalla nascita. Ed è sbagliato. Ci sono centomila modi di esserlo, ma una cosa secondo me dovrebbe accomunarli tutti: la verità. 

Dovremmo essere noi le prime  a promuovere una maternità “taylor made”, su misura per ciascuna di noi, un po’ come il piano del parto. Da qualche tempo si può scegliere come partorire, chi avere vicino, in quale posizione si sta più comode per il travaglio. Ecco, ognuna può fare come vuole e come si sente, senza sentirsi giudicata.

Perché noi madri siamo abilissime in questo: magari a parole diciamo “figurati, fai come vuoi”, ma dentro di noi sappiamo che stiamo agendo meglio, che siamo più brave, che se a quella è venuta la depressione post partum è perché probabilmente c’aveva la famiglia disastrata. Basta solo concentrarsi sull’allattamento al seno. Che due balle. Lo sappiamo: fa bene. Ma se una non riesce ad allattare, o non vuole farlo, che cosa deve fare?

Siamo noi madri che dobbiamo cambiare il modo di vivere la maternità per tutte. Senza paure. Senza polvere sotto il tappeto. Sì alla terapia, ai gruppi di aiuti, ai corsi pre parto dove ti insegnano le emozioni, quelle vere, non quelle della famiglia dei biscotti. E diciamole queste cose, a voce alta. Basta abbassare gli occhi.

“La cicogna sotto il cavolo”: un nuovo progetto dedicato alle mamme

Mano bambino nuova famiglia

Consultorio familiare fondazione C.A.Me.N onlus
Via san Cristoforo 5 20144 milano
Tel 02 48953740
www.fondazionecamen.org
Info@fondazionecamen.org

[Trovate poi tutti gli indirizzi utili per chiedere aiuto suddivisi per regione, qui]

Oggi vi voglio parlare di un progetto che mi sta molto a cuore, perché è appena nato e chi l’ha pensato è una psicologa molto in gamba che si chiama Melania Cuzzola. Melania lavora al consultorio della Fondazione Camen a Milano e ha ideato questo percorso per le nuove mamme. Sono molto contenta perché finalmente si parla di argomenti di cui spesso non si sa molto, come affrontare una nuova maternità dopo per esempio un aborto.  Melania insieme all’ostetrica Federica Andreetta ha risposto alle mie domande.  Continua a leggere…